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Sito archeologico in Provincia di Chieti: Pallanum a Tornareccio (Ch) - Abruzzo - Info Point Regione Abruzzo

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Sito archeologico in Provincia di Chieti: Pallanum a Tornareccio (Ch) - Abruzzo

Le meraviglie > Archeologia in Abruzzo > Archeologia CH
I principali siti archeologici nella Provincia di Chieti - Abruzzo

Pallanum fu un’importante città dell’Italia antica, tradizionalmente attribuita al popolo italico dei Lucani, oggi identificata con il suggestivo sito archeologico che sorge sul Monte Pallano, nel territorio di Tornareccio, in provincia di Chieti. Il nome Pallanum compare per la prima volta nella Tavola Peutingeriana, preziosa testimonianza cartografica di età romana, che documenta il ruolo del centro lungo la strada che collegava Aternum, l’attuale Pescara, a Larinum, nei pressi dell’odierna Larino. La città si trovava a circa sette miglia da Anxanum, l’attuale Lanciano, e a dodici miglia da Histonium, oggi Vasto, confermando la sua posizione strategica nel sistema viario dell’Adriatico centrale. Secondo lo storico Edward Bispham, Pallanum avrebbe origini sannitiche, mentre a partire dal I secolo a.C. si registra un progressivo calo della popolazione, preludio al declino del centro. Tra il XVIII e il XIX secolo il sito attirò l’interesse di importanti storiografi, tra cui Pietro Polidori, Domenico Romanelli e Antonio Ludovico Antinori, mentre in epoca contemporanea fu oggetto di studi archeologici da parte di Valerio Cianfarani e Andrea Staffa. Le campagne di scavo condotte negli anni Novanta hanno restituito numerosi reperti in ceramica e pietra, oggi conservati ed esposti a Chieti presso il Convitto Nazionale “Giambattista Vico” e il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Villa Frigerj. Uno degli elementi più spettacolari del sito è rappresentato dalle imponenti mura difensive di età italica, che si sviluppano sul lato orientale dell’antico abitato. Di questa poderosa cinta muraria si conservano circa 160 metri, con un’altezza media di quattro metri, realizzati con grandi blocchi di calcare locale disposti a secco. In origine le mura erano interrotte da quattro porte di accesso, delle quali ne sono sopravvissute due: la Porta del Piano, situata nella parte più elevata del sito e coperta da un architrave, e la Porta del Monte, collocata più a valle, dove i blocchi risultano di dimensioni minori, segno di una diversa tecnica costruttiva. La tradizione popolare attribuisce erroneamente la costruzione delle mura a Carlo Magno, ma le evidenze archeologiche ne collocano la realizzazione tra il VI e il III secolo a.C. A ovest della cinta megalitica, in un avvallamento posto a quota leggermente inferiore, si estendono i resti di un insediamento romano-ellenistico di medie dimensioni, articolato attorno a uno spazio centrale aperto. Qui sono state rinvenute tegole in terracotta, monete di età romana e numerosi manufatti in ferro, mentre le strutture murarie presentano sia tecniche a secco sia l’opera pseudo-isodoma. Le pavimentazioni in opus signinum, realizzate con argilla, gesso e pozzolana, insieme ai marcati dislivelli del terreno, suggeriscono un abitato organizzato su più terrazzamenti, testimoniando la complessità e la lunga continuità di vita del sito di Pallanum.
- Pallanum -Tornareccio (Ch)

Pallanum, l’antica città sul Monte Pallano

Pallanum fu un’importante città dell’Italia antica, tradizionalmente attribuita al popolo italico dei Lucani o, secondo studi più recenti, di probabile origine sannitica, oggi identificata con il sito archeologico che sorge sul Monte Pallano, nel territorio di Tornareccio, in provincia di Chieti. Il toponimo compare per la prima volta nella celebre Tavola Peutingeriana, documento cartografico di età romana che testimonia l’esistenza del centro lungo un asse viario strategico tra Aternum, l’odierna Pescara, e Larinum, nei pressi dell’attuale Larino. Pallanum si collocava infatti a circa sette miglia da Anxanum, l’attuale Lanciano, e a dodici miglia da Histonium, oggi Vasto, confermando il suo ruolo di stazione lungo le principali vie di comunicazione dell’Adriatico centrale. A partire dal I secolo a.C. il centro iniziò un progressivo declino demografico, fino all’abbandono, ma il suo ricordo rimase vivo grazie all’interesse di studiosi e storiografi tra il XVIII e il XIX secolo, come Pietro Polidori, Domenico Romanelli e Antonio Ludovico Antinori, cui seguirono nel Novecento le ricerche di Valerio Cianfarani e Andrea Staffa.
Uno degli elementi più spettacolari del sito archeologico di Pallanum è rappresentato dalle imponenti mura difensive di età italica, ancora oggi ben visibili sul lato orientale dell’insediamento. Di questa poderosa cinta muraria si conservano circa 160 metri, con un’altezza media di quattro metri, realizzati con grandi blocchi calcarei locali disposti a secco, secondo una tecnica costruttiva tipica dell’architettura preromana. In origine le mura erano interrotte da quattro porte di accesso, delle quali ne restano due: la Porta del Monte, situata più in basso, e la Porta del Piano, collocata nella parte più alta del sito e caratterizzata dalla presenza di un architrave. Le differenze nella dimensione dei blocchi e nelle modalità costruttive tra i vari tratti suggeriscono fasi edilizie differenti. Nonostante una tradizione popolare attribuisca la costruzione delle mura a Carlo Magno, le evidenze archeologiche collocano la loro realizzazione tra il VI e il III secolo a.C., nel pieno periodo italico.
A ovest delle mura megalitiche, in una conca posta a quota leggermente inferiore, si estendono i resti di un insediamento di epoca romano-ellenistica di medie dimensioni, che testimonia la continuità di vita del sito in età romana. L’abitato si articolava attorno a uno spazio centrale aperto, probabilmente destinato a funzioni comunitarie, ed era composto da edifici costruiti in parte a secco e in parte in opera pseudo-isodoma. Gli scavi archeologici hanno restituito numerosi reperti, tra cui tegole in terracotta, monete di età romana e una significativa quantità di manufatti in ferro, indizi di attività quotidiane e produttive. Le pavimentazioni, realizzate con materiali come argilla, gesso e pozzolana, presentano la tipica tecnica dell’opus signinum, mentre i marcati dislivelli del terreno fanno ipotizzare la presenza di terrazzamenti successivi. I materiali rinvenuti durante le campagne di scavo degli anni Novanta sono oggi conservati ed esposti a Chieti, presso il Convitto Nazionale “Giambattista Vico” e il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Villa Frigerj, contribuendo alla valorizzazione e alla conoscenza di uno dei siti archeologici più affascinanti dell’Abruzzo interno.
Alba Fucens sorge su un’altura dominante la piana del Fucino, in una posizione strategica che ne determinò fin dalle origini la rilevanza storica. Le sue prime frequentazioni sono attribuite, secondo le fonti antiche, al popolo degli Equi, come riporta Tito Livio, che ricorda l’esistenza di un oppidum fortificato capace di controllare le vallate circostanti. Proprio questa collocazione attirò l’interesse di Roma che, dopo duri scontri, nel 303 a.C. vi fondò una delle più importanti colonie latine, insediandovi circa 6.000 coloni. Alba Fucens divenne così un saldo presidio militare e politico, legato a Roma da una fedeltà costante dimostrata nei momenti cruciali della storia repubblicana, dalle guerre puniche alle guerre sociali. Luogo di prigionia per sovrani sconfitti come Siface di Numidia e Perseo di Macedonia, la città prosperò in età imperiale grazie alla monumentalizzazione degli spazi pubblici e agli interventi di bonifica del Lago Fucino. A partire dal III secolo d.C., però, eventi sismici, invasioni e instabilità politica avviarono una lenta fase di declino che condusse al progressivo abbandono dell’abitato entro il VI secolo. Con la fine dell’Impero Romano, la popolazione si spostò verso aree più difendibili, dando origine a un nuovo insediamento medievale sul Colle di San Nicola, attorno a un castello fortificato. Nel corso dei secoli Alba passò sotto il controllo di Longobardi, Conti dei Marsi, Angioini, Orsini e Colonna, vivendo alterne vicende che ne ridussero progressivamente il ruolo politico ed economico a favore di centri vicini come Tagliacozzo e Celano. L’isolamento commerciale in età borbonica, il brigantaggio e infine il devastante terremoto del 1915 segnarono la fine del borgo medievale, oggi in gran parte in rovina. Nel Novecento, tra ricostruzioni parziali e vincoli archeologici, Alba Fucens ha ritrovato una nuova centralità come sito storico e archeologico di straordinario valore. Gli scavi avviati dal secondo dopoguerra hanno restituito monumenti emblematici come l’anfiteatro e il Piano di Civita, trasformando l’antica città in un luogo di memoria e conoscenza che oggi affascina migliaia di visitatori, sospeso tra il silenzio delle rovine e la grandezza della sua storia millenaria.
L’archeologia nella Regione Abruzzo

L’archeologia in Abruzzo testimonia una storia antichissima che affonda le sue radici nelle civiltà italiche, romane e medievali, rendendo il territorio una vera e propria area di grande interesse storico e culturale. Santuari, necropoli, città romane, resti di ville, teatri e anfiteatri emergono in un contesto paesaggistico di straordinaria varietà, offrendo un dialogo continuo tra natura e memoria storica.
I numerosi siti archeologici e i musei dedicati permettono di ricostruire l’evoluzione delle comunità che hanno abitato l’Abruzzo nel corso dei secoli, valorizzando un patrimonio diffuso che racconta l’importanza strategica e culturale della regione nel cuore dell’Italia antica.
L’artigianato abruzzese rappresenta una straordinaria testimonianza della tradizione e dell’ingegno della regione, un legame profondo tra passato e presente. Ogni angolo dell’Abruzzo racconta storie attraverso opere d’arte create da mani esperte che hanno saputo conservare tecniche e saperi antichi. Uno degli ambiti più celebri è la lavorazione della ceramica. Tra i centri più importanti spicca Castelli, rinomata in tutto il mondo per le sue maioliche decorate a mano con motivi floreali, geometrici e scene di vita quotidiana. Gli artigiani locali continuano a utilizzare metodi tramandati di generazione in generazione, valorizzando colori e disegni che rispecchiano il territorio e la sua cultura. Di grande pregio è anche l’arte della lavorazione del ferro battuto, tipica delle aree montane. Fabbri esperti modellano a caldo cancelli, lampade e altri oggetti, dando vita a opere di straordinaria bellezza e resistenza. Questa tradizione, radicata nella vita rurale, trova il suo apice in laboratori che combinano creatività e funzionalità. Un altro settore emblematico è quello della tessitura. La produzione di merletti e ricami, soprattutto quelli di Pescocostanzo, si distingue per l’eleganza e la finezza dei dettagli. I famosi merletti al tombolo rappresentano una delle forme d’arte più delicate e raffinate, simbolo della pazienza e della maestria delle artigiane abruzzesi. Anche il legno è un materiale protagonista nell’artigianato regionale. Gli ebanisti abruzzesi si dedicano alla creazione di mobili e oggetti decorativi, molti dei quali presentano intagli che richiamano motivi religiosi o naturali. Inoltre, l’arte della scultura del legno è strettamente legata alle tradizioni religiose, con la realizzazione di statue sacre e presepi. Di notevole interesse è l’oreficeria, un’attività che affonda le sue radici nel Medioevo. L'Abruzzo vanta gioielli di rara bellezza, come la "Presentosa", un ciondolo femminile di antica tradizione, simbolo di amore e augurio. Le tecniche di lavorazione, come l’incastonatura e la filigrana, mostrano un’altissima competenza tecnica e artistica. L’artigianato abruzzese, dunque, non è solo un insieme di abilità manuali, ma anche un’espressione di identità culturale. Attraverso i materiali, i disegni e le tecniche, gli artigiani raccontano la storia e l’anima di una terra unica, in cui passato e presente si fondono per dare vita a opere di inestimabile valore.
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L'Artigianato in Abruzzo. L’artigianato abruzzese rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura e delle tradizioni locali, tramandate di generazione in generazione. Tra le lavorazioni più celebri spiccano quelle della ceramica e della maiolica, con il borgo di Castelli che vanta una fama internazionale per i suoi manufatti decorati con motivi floreali, religiosi e geometrici. Ugualmente significativa è la tradizione orafa, con la creazione di gioielli come la presentosa, simbolo dell’Abruzzo, e di raffinati monili in filigrana, prodotti in centri come Sulmona e Scanno. La tessitura e il merletto trovano la loro massima espressione nei pregiati tomboli di Pescocostanzo e negli arazzi realizzati con telai tradizionali nei piccoli borghi montani...
Sciare in Abruzzo significa immergersi in panorami mozzafiato, tra montagne maestose e borghi pittoreschi che aggiungono fascino a una giornata trascorsa sulla neve. Questa regione offre un’esperienza unica, grazie a un territorio che alterna cime innevate a spazi naturali intatti, creando l’ambiente ideale per gli appassionati degli sport invernali. L’Appennino abruzzese, con le sue cime imponenti, accoglie numerose stazioni sciistiche ben attrezzate e in grado di soddisfare le esigenze di sciatori di ogni livello. Le piste si snodano tra pendii soleggiati, boschi secolari e paesaggi aperti, garantendo una combinazione perfetta tra sport e natura. Oltre allo sci alpino, la regione è anche un paradiso per il freeride e lo snowboard, con percorsi studiati appositamente per gli amanti delle discese più adrenaliniche. Non manca poi la possibilità di praticare lo sci di fondo, un’attività che consente di esplorare in tranquillità l’Abruzzo innevato. Tra altopiani incantati e vallate suggestive, questa disciplina permette di vivere la montagna in un modo diverso, silenzioso e contemplativo. Anche le famiglie trovano opzioni ideali, con aree dedicate ai bambini e percorsi più facili pensati per i principianti. La neve abruzzese diventa così il pretesto perfetto per scoprire una terra ricca di autenticità, dove i paesaggi innevati si fondono con l’atmosfera calda e accogliente dei borghi montani. Après-ski nei rifugi, sapori tipici e tradizioni locali completano l’esperienza, regalando momenti di relax e convivialità in un contesto che non smette mai di stupire. Sciare in Abruzzo non è solo uno sport, ma un viaggio tra natura, cultura e avventura.
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Sciare in Abruzzo. L’Abruzzo è terra di montagne e di sciatori. È sufficiente spaziare con lo sguardo lungo l'orizzonte, in qualsiasi angolo della regione ci si trovi, per incontrare filari di cime che, allineate come soldatini di piombo, svettano verso il cielo. Sono i massicci della Majella, del Gran Sasso, della Laga, del gruppo Sirente-Velino, solo per citare i più grandi e noti. Un fantastico mondo di alta quota che costituisce il più formidabile complesso montano dell’Appennino (con caratteristiche a volte alpine), collocato strategicamente nel centro dell’Italia e del Mediterraneo. Grandi complessi montuosi, caratterizzati da un forte e duraturo innevamento, attrezzati con stazioni ed impianti turistici numerosi e qualificati...


Il mare d'Abruzzo offre un'esperienza indimenticabile, fatta di acque cristalline, spiagge variegate e panorami che raccontano la bellezza selvaggia e incontaminata della natura. La costa abruzzese, che si estende per oltre 130 chilometri, accoglie chi cerca relax, avventura o la scoperta di angoli nascosti dove il tempo sembra essersi fermato. Le spiagge si alternano tra ampi arenili sabbiosi e tratti rocciosi, ognuno con un fascino unico. Le dolci colline che degradano verso il mare creano scenari pittoreschi, arricchiti dalla presenza di caratteristici trabocchi, antiche macchine da pesca in legno che sembrano sospese tra cielo e acqua. Questi monumenti alla tradizione marinara raccontano un passato fatto di dedizione e rispetto per il mare, ancora oggi visibile nello stile di vita delle comunità costiere. Il mare d'Abruzzo è anche una promessa di divertimento e benessere. Le acque limpide sono ideali per nuotate rinfrescanti e sport acquatici, come il kayak, il windsurf e le immersioni, che rivelano la ricca vita marina dei fondali. Passeggiate lungo i lungomari regalano momenti di quiete, mentre i piccoli porti e le antiche torri costiere narrano storie di un rapporto secolare tra terra e mare. Lungo questa costa, l’esperienza balneare si intreccia con una gastronomia profondamente legata al territorio. I sapori del mare si trasformano in piatti unici, come il celebre brodetto di pesce, che celebra la freschezza e la genuinità degli ingredienti locali. Tra un tuffo e l’altro, è possibile immergersi anche nella cultura, visitando borghi storici affacciati sul mare, dove l’ospitalità abruzzese si manifesta in tutta la sua autenticità. Il mare d'Abruzzo non è solo una destinazione, ma un invito a scoprire un modo di vivere che unisce natura, tradizione e emozioni. Ogni ondeggiare delle acque e ogni tramonto sulla costa lasciano un segno nel cuore, raccontando la storia di un territorio unico, che sa come abbracciare i suoi visitatori con tutta la forza e la bellezza della sua anima.
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Il mare d'Abruzzo. Dal Tronto a Francavilla al Mare, a sud di Pescara, la costa è una uniforme, regolare e dorata fascia di soffice arenile, larga e accogliente; dalla foce del fiume Foro, a sud di Francavilla, la linea costiera diviene invece alta, portuosa, con scogliere, calette e lunghi tratti di spiaggia a ciottoli, per poi riaprirsi ai larghi arenili solo nel Vastese, al confine col Molise. Il tratto caratteristico di questo paesaggio marino è dunque la varietà, con ambienti e paesaggi per tutti i gusti. Questa particolare bivalenza della riviera, e la stessa conformazione geografica dell’Abruzzo collinare, creano un comprensorio turistico unico nel suo genere che può vantare caratteristiche davvero esclusive: una costa che diventa porta d’accesso all’intero territorio...

L'enogastronomia abruzzese è un viaggio tra sapori autentici e tradizioni antiche, una sintesi perfetta di mare e montagna che racconta l'anima profonda della regione. Qui, ogni piatto e ogni vino riflettono l'essenza di un territorio generoso, dove la natura incontaminata e la cultura locale si intrecciano per creare un patrimonio culinario unico. In Abruzzo, il cibo non è solo nutrimento, ma una forma di espressione, un legame con le stagioni e con le radici storiche delle comunità. Dai borghi montani alle località costiere, la cucina si distingue per la semplicità e la genuinità degli ingredienti, spesso prodotti artigianalmente. Le ricette, tramandate di generazione in generazione, portano con sé gesti e sapori che parlano di tempi lontani. La terra abruzzese è nota per prodotti straordinari che vanno dall’oro rosso dello zafferano di Navelli ai tartufi profumati delle montagne. I formaggi di pecora, come il pecorino e la ricotta affumicata, raccontano la maestria dei pastori, mentre la pasta fatta a mano, come i celebri maccheroni alla chitarra, celebra l’arte e la pazienza delle cuoche abruzzesi. Il vino gioca un ruolo fondamentale in questo racconto di gusto. Il Montepulciano d'Abruzzo, robusto e avvolgente, è una delle etichette più amate e apprezzate a livello internazionale, affiancato dal delicato Trebbiano d'Abruzzo. Ogni bicchiere racchiude il carattere di queste colline baciate dal sole, dove i vigneti prosperano tra la brezza del mare e l’aria fresca dei monti. Ma l’enogastronomia abruzzese è anche convivialità, un rito che si consuma attorno a una tavola ricca di sapori e storie. Ogni assaggio è un incontro con una cultura che rispetta la natura e valorizza la tradizione, rivelando un equilibrio perfetto tra semplicità e raffinatezza. È un’esperienza che va oltre il palato, coinvolgendo i sensi e lasciando un ricordo indelebile, un legame profondo con una terra che sa come regalare emozioni.
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L'Enogastronomia. La cucina abruzzese è la tradizionale cucina dell'Abruzzo; essa è molto vasta ed è originaria dalle tradizioni sia pastorali delle zone interne montane che marinare della zona costiera; tra gli alimenti più utilizzati troviamo: il pane, la pasta, la carne, i formaggi e il vino. L'isolamento che per decenni ha caratterizzato la regione ha fatto sì che quest'ultima mantenesse un'arte culinaria viva ed indipendente. Tra i prodotti abruzzesi che sono entrati nell'immaginario collettivo di tutto il mondo troviamo i classici confetti tipici della città di Sulmona, lo zafferano coltivato principalmente nell'altopiano di Navelli, gli arrosticini di pecora, gli spaghetti alla chitarra e il prestigioso vino Montepulciano d'Abruzzo. Altri prodotti...

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